Il cadavere giaceva riverso lungo un marciapiede. Il maresciallo Masimo Lari venne rintracciato mentre faceva una vigorosa nuotata in piscina. Era una tiepida giornata di inverno, l’aria era mossa da un venticello, ma non aveva molta importanza, ora. Giunto sul posto, Masimo Lari si guardò intorno. Il luogo gli sembrava molto familiare, nonostante fosse periferia. Il cadavere apparteneva ad un ragazzo, piuttosto giovane e basso. Non aveva documenti o segni di riconoscimento particolari.

Era pieno di curiosi e Masimo Lari si affrettò a far sgombrare la zona, per poter lasciar svolgere le indagini ai suoi. Il corpo aveva una grossa cicatrice al centro della schiena. Come sempre in questi casi telefonò a casa, dopodichè chiamò a rapporto i suoi. C’erano delle impronte da analizzare, ma niente di più. Ci voleva un colpo di fortuna. Ma Masimo Lari non era propenso a farsi demoralizzare. Qualche anno prima, nel 1969, Massimo Lari Senior gli aveva detto: ‘Non posso vivere senza di te’, e ciò era molto importante, più importante del cadavere che gli era toccato oggi. Tornò a studiare il corpo. Sotto il mento vide uno strano piccolo foro.

Qualcosa scattò nel suo cervello. Aveva capito una cosa: gli omicidi non si risolvono così facilmente, neanche con un colpo di fortuna. Di nuovo telefonò a casa e se ne andò in discoteca. Avrebbe letto il nome dell’assassino sul giornale di domani. La sua faccia gli era comparsa davanti improvvisamente, dal buio della mente. Era un uomo, si chiamava Romualdo Battisteri. Ormai ne era certo: non per niente era un medium, da molto tempo. Certo, non avrebbe potuto non confessarlo a nessuno, nemmeno a Massimo Lari Senior, ma un medium non ha mai la vita facile. Prima di andarsene, qualcuno aveva detto: addio, Massimo Lari. Ma sì, addio.